In fondo la vita è fatta di attimi…di gesti…di immagini…di note…


Un medico chirurgo prestato alla poesia e alla musica secondo l’ideale classico della sintesi tra le due culture, scientifica e umanistica?
Le composizioni si snodano in due filoni altrettanto profondi: l’elegia del sentimento in tutte le sue declinazioni da un lato, e dall’altro la severa denuncia di tutti i problemi sociali e morali riguardanti il rapporto dell’Uomo con la Madre Terra. Sentita e vissuta è la dimensione pubblica: la consapevolezza dei continui insulti dell’uomo all’ambiente suscita la lucida denuncia, circostanziata e mai banale, dell’ottusa cecità di tutti noi, travolti e illusi dal mito di un progresso tecnologico illimitato. Solo ora ci scontriamo con la necessità ineludibile di costruire e vivere in un mondo governato da leggi giuste, quelle della moderazione e del rispetto delle persone e delle cose, che possano, anche se troppo tardi, contrastare e curare la nostra voracità illimitata di beni immediati come se fossimo proprietari indiscussi della Natura. Qui la parola di fa dura, provocatoria, sfocia nelle onomatopee e nell’immagine icastica dell’Uomo come ridicolo piccolo Prometeo e denuncia la nostra indifferenza e incapacità di cogliere in modo critico la nostra attuale realtà: la coesistenza degli aspetti indubbiamente positivi del progresso scientifico con gli effetti distruttivi, spesso sottovalutati e ignorati, con totale miope abbandono in una fede positivista.
Ora è il tempo della consapevolezza e della denuncia aspra e tagliente delle nostre colpe verso la Natura considerata, per troppo tempo, come una fonte inesauribile a cui attingere insaziabilmente per soddisfare il nostro egoismo. Questa presa di coscienza non porta necessariamente al nichilismo e alla paralisi dell’agire, alla sfiducia di poter cambiare meccanismi che durano ormai da due secoli, può e deve diventare una spinta propulsiva e fornire gli strumenti per un cambiamento radicale del nostro rapporto con la Madre Terra.
“Il Nostro Doc” dimostra di essersi costruito i “ferri del mestiere”: i versi sono lunghi, prosastici, martellanti; il lessico è aspro, realistico, sgradevole, provocatorio, perché lo sfumato e il poetico non hanno più senso: ora è il tempo di fondare un nuovo Umanesimo.
Basilia Casati Belloni
Sono medico dagli anni ’80 e “strimpello” la chitarra dai ’60. La musica con la quale sono cresciuto si può immaginare: va dalla rivoluzione musicale dei Fab Four, al rock e al blues degli anni settanta, al cantautorato italiano che va da allora fino ai giorni nostri. Cantavo canzoni per gruppi di amici che si sceglievano nel campionario maturato in quei tempi.
La chitarra la si appende al muro. Studio medicina. Faccio il medico.
Il tempo passa, viene il periodo “covid’, ci sono cambiamenti e prese di coscienza e viene il momento in cui, tenendo la chitarra in mano, giunge l’ispirazione ad infilare dei testi tra gli accordi che mi piaceva suonare…e nascono le prime canzoni. Il desiderio di comunicarle mi ha portato a concepire qualche piccolo spettacolo prima famigliare e poi con un pubblico allargato. Tra gli ascoltatori invitati e casuali si “nascondevano” dei musicisti veri e furono loro a suggerirmi di proseguire supportandomi negli arrangiamenti. Detto fatto. Poichè sono anni che vengo appellato “Doc”, ho pensato di mantenere questo nome nella veste artistica “bandadeldoc” per l’identificazione complessiva del progetto discografico.

anno 2025

…
